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La potente famiglia dei Conti di Cunio e di Barbiano vantava già origini molto antiche, che risalgono al secolo XI  quando, attorno al 1349, nasce Alberico.

Uomo di grande ambizione, spirito ardente ed animo battagliero, si aggrega dapprima alla compagnia di ventura di John Hawkwood (italianizzato in Giovanni Acuto), presso il quale ha modo di apprendere il mestiere delle armi.

 

Più tardi, e primo fra gli italiani, costituisce una propria compagnia di ventura composta da 200 lance con la quale, al soldo del cardinale Roberto di Ginevra, partecipa all’assedio e al sacco di Cesena. Dopo questo triste episodio, che vede il declino delle compagnie di ventura straniere in Italia, Alberico da Barbiano entra in Lombardia e si mette al servizio dei Visconti.

 

                          alberico da barbiano

 

Oltre ad essere un soldato dotato di grande capacità organizzativa e strategica, Alberico è anche un uomo lungimirante e di ampie vedute e dopo qualche tempo la sua compagnia, chiamata “di S.Giorgio”, si distingue non solo perché dotata di un’efficiente organizzazione militare, ma anche perché annovera tra le sue fila solo ed esclusivamente italiani; e proprio nella sua compagnia che troveranno ingaggio e apprenderanno l’arte della guerra condottieri che diverranno a loro volta famosi con nomi come Muzio Attendolo, Jacopo dal Verme, Facino Cane e Braccio da Montone.

Tra le sue idee innovative e di successo vi fu il potenziamento della cavalleria, sia nella tattica offensiva che nell’armatura, con l’introduzione di protezioni supplementari (visiere) per gli elmi dei cavalieri e di lastre di metallo (gualdrappa metallica) sul corpo dei cavalli. Restano celebri le testiere metalliche applicate sul capo dei cavalli e dotate di un lungo spuntone che, oltre a trasformare l’animale in una sorta di unicorno “foris fabula” lo rendevano una temibile macchina da sfondamento delle linee nemiche nel corso di una carica. Nella contesa che vede schierati uno contro l’altro la regina Giovanna di Napoli, sostenitrice dell’antipapa Clemente VII e papa Urbano VI, combattendo per quest’ultimo la compagnia di Alberico da Barbiano si mette al servizio di Barnabò Visconti. Nel 1379, dopo aver ricevuto dalle mani dello stesso papa Urbano VI il vessillo benedetto, nei pressi di Roma sferra un’epica battaglia contro i bretoni al servizio dell’antipapa e comandati da Bernardo della Sala, che sconfigge provocando la fuga di Clemente VII e della sua corte ad Avignone.

 

                             vessillo dorato


Dopo questa schiacciante vittoria, Alberico è osannato nel corso di una fastosa cerimonia religiosa che si conclude a S.Pietro con la nomina a Cavaliere di Cristo dello stesso Alberico. Sempre al servizio di papa Urbano VI, allo scopo di favorire nella conquista del trono di Napoli Carlo di Durazzo (figlio del re d’Ungheria), Alberico combatterà proprio contro colui dal quale apprese il mestiere, Giovanni Acuto, sconfiggendolo.

Con il nome di Carlo III, Carlo d’Ungheria viene incoronato in Roma e, dopo aver definitivamente sconfitto Ottone di Brunswik (consorte della regina Giovanna), i suoi ungari e la compagnia di Alberico pongono in assedio il castello dove quest’ultima si è rifugiata, costringendola definitivamente alla resa.
 
Dopo questa ennesima vittoria, Alberico ottiene la nomina di "Gran Conestabile del Regno di Napoli". Ma è una nomina che comunque non si godrà in pace in quanto dovrà difendere Napoli sia da Luigi d’Angiò (al quale il regno era stato promesso dalla regina Giovanna), sia dallo stesso papa Urbano VI, a sua volta interessato al regno.

Nel 1392, presso Ascoli, Alberico subisce la sua prima sconfitta contro Luigi d’Angiò ed è fatto prigioniero; sarà riscattato, per la somma di 3.000 fiorini, da Gian Galeazzo Visconti, che lo accoglie nella sua compagnia; Alberico accetta ma deve promettere di non combattere gli angioini per almeno dieci anni. Inizia una nuova serie di battaglie e di vittorie per Alberico da Barbiano che lo portano vincitore alle soglie di Mantova e poi di Casalecchio. Morto Gian Galeazzo di peste, Alberico entra a far parte di un consiglio che affianca la reggente vedova del Visconti, Caterina, nella conduzione del ducato assieme al figlioletto Gian Maria. Nel Gennaio del 1403, dopo soli pochi mesi di appartenenza al consiglio, Alberico volontariamente si dimette e lascia Milano.
 
Si rimette al servizio del regno di Napoli, per il quale svolge importanti mediazioni diplomatiche. Muore nella primavera del 1409 presso Perugia, ma la sua fine non segna quella della sua stirpe, una stirpe che continuerà attraverso i due figli, Manfredo e Ludovico, avuti dalla moglie Beatrice da Polenta, sposata in giovane età. Ludovico fu nominato infatti conte di Lugo e quando la famiglia lasciò la Romagna per la Lombardia, i da Barbiano divennero feudatari di Belgioioso.


Nel 1514 Carlo da Barbiano abbinò il nome del borgo al proprio cognome e sotto la dicitura “Barbiano-Belgioioso”, nel 1566, la famiglia fu iscritta nel patriziato milanese, oltre che insignita del titolo di “Grandi di Spagna”.

 

                    barbiano di belgiojoso - este